Spread, questo famoso sconosciuto
Direi proprio che l'ossimoro calza a pennello per questa parola tanto inflazionata sulla bocca dei poveri italiani nelle ultime settimane. Oramai si sente menzionare questo vocabolo in lungo e in largo per tutta la penisola; donne al supermercato che si incontrano e, dopo un timido saluto, eccole pronte con fare funesto a dirsi <Hai visto lo spread oggi?>. Poveri operai che, accollandosi il carico da 90 sulle spalle di un mutuo esorbitante unito ad uno stipendio da fame, si concentrano per tentar di spiegare l'un l'altro che <Effettivamente con uno spread cosi non andiamo da nessuna parte>.
Ma vogliamo dircela tutta? Che cosa diavolo è questo benedetto SPREAD? Più che altro perchè non se ne può più di sentire persone che parlano di cose a loro sconosciute facendole passare per pillole di saggezza, imitando i (mostri) sacri politici che oziano in quel di Palazzo Chigi.
Spread, dall'inglese differenza, altro non è che il divario espresso in punti tra i titoli di stato italiani (Btp) e quelli tedeschi (Bund). Si usa come termine di paragone la nazione teutonica in quanto attualmente viene considerata la più affidabile dal punto di vista economico. Ovviamente l'obiettivo italiano è quello di assottigliare sempre più la differenza di valori, in quanto uno spread alto (in questi giorni si è viaggiato a circa -500 punti causa la situazione a dir poco devastante in cui versa l'Italia) penderebbe come una spada di Damocle sulla testa della nazione, impossibilitata a garantire il rendimento dei propri titoli, perdendo di fatto potere d'acquisto. Il problema maggiore è che, anzichè da un crine di cavallo, la spada viene sorretta da melliflui adulatori, che in fatto di politica sono recalcitranti per natura, ma assolutamente in accordo quando si tratta di accrescere le proprie fortune per poi ritirarsi in posti paradisiaci, senza colpo ferire.
Ai posteri l'ardua sentenza.